LA REGOLE PER UNA CORRETTA ESPOSIZIONE AL SOLE
A cura dei farmacisti A.S.M. Rieti S.p.A.
Gli effetti delle radiazioni solari e l’importanza dei filtri UV
Il sole è, per eccellenza, sinonimo di estate, sia che splenda al mare o in montagna. Esso favorisce la produzione di vitamina D, aiuta la crescita promuovendo il metabolismo, stimola il sistema immunitario, con una riduzione scientificamente dimostrata delle infezioni delle alte vie respiratorie. Inoltre, esso migliora l’umore.
Il sole, in realtà, rappresenta la più importante sorgente di radiazioni naturali fornite attraverso le emissioni di onde elettromagnetiche che direttamente o indirettamente, poiché diffuse nell’atmosfera terrestre, raggiungono la superficie del nostro pianeta. Queste radiazioni solari comprendono un largo spettro di onde divise a seconda della loro lunghezza in:
- raggi ultravioletti (UV) che rappresentano a tutt’oggi la porzione dello spettro solare riconosciuta responsabile della maggior parte delle alterazioni cutanee e distinte in UVA con lunghezza d’onda da 320 a 400 nanometri (nm) e in grado di raggiungere la superficie terrestre così come gli UVB con lunghezza d’onda da 280 a 320 nm ma inacapaci di attraversare i vetri e infine gli UVC da 190 a 280 assorbiti quasi totalmente dall’ozono atmosferico;
- luce visibile (VIS) con lunghezza d’onda da 400 a 780 nm apparentemente priva di effetti nocivi;
- raggi infrarossi (IR) con lunghezza d’onda superiore a 780 nm capaci di provocare effetti esclusivamente termici.
Gli effetti biologici che queste radiazioni provocano sull’organismo e attraverso la cute sono molteplici, alcuni immediati, altri ritardati, benèfici in alcuni casi, ritardati in altri. La reazione cutanea più frequente è costituita dall’eritema, dose dipendente con gradi che variano dal semplice arrossamento asintomatico sino a forme di reazioni dolorose con edema, vescicole e bolle nei casi più gravi. Il sito d’azione dei raggi UV dipende dalla capacità degli stessi di penetrare la cute, la quale è direttamente proporzionale alla loro lunghezza d’onda. In conformità a quanto detto, gli UVB tenderanno a fermarsi a livello dello strato epidermico poiché dotati di una minore lunghezza, mentre gli UVA, al contrario, arriveranno più profondamente nel derma.
L’organismo reagisce al “bombardamento energetico” operato dai raggi solari promuovendo la sintesi di quel pigmento cutaneo chiamato melanina, il quale agisce da scudo assorbendo buona parte dello spettro energetico dei raggi UV, così come il DNA cellulare, il quale ha capacità di assorbimento equivalente. Il DNA, nel tentativo di riparare i danni causati dall’assorbimento ditale energia, si modifica generando, in alcuni casi, fenomeni di oncogenicità, vale a dire di trasformazione di cellule sane in tumorali.
Un recente lavoro pubblicato su Pediatrics, la rivista dell’Accademia Americana di Pediatria, ha evidenziato che la maggior parte dei nei si forma sulla cute al primo anno di vita ed un’esposizione alle radiazioni solari inappropriata in questo delicato periodo aumenta significativamente il rischio di melanomi cutanei nell’età adulta.
La pigmentazione cutanea che definisce quella che volgarmente definiamo “abbronzatura” è sotto il controllo genetico dei melanociti: cellule epidermiche responsabili della sintesi di melanina. Essa risente in maniera particolare delle variazioni razziali della cute, variazioni che definiamo meglio come fototipi cutanei suddivisi da gran parte della letteratura scientifica (si veda, ad esempio, Cesarini) in alcune principali categorie, che in ordine crescente vanno dal soggetto albino totalmente privo di pigmentazione per motivi genetici sino al fototipo di razza negra (tab. 1). I prodotti solari costituiscono elementi primari di prevenzione e protezione dal danneggiamento della luce solare e inibiscono la capacità della stessa di diventare in potenza causa di forme tumorali della pelle. È quindi importante proteggersi con criterio scegliendo accuratamente il prodotto adatto al proprio fototipo. Tali prodotti possono contenere sostanze in grado di assorbire l’energia degli UV (filtri chimici) o di rifletterla(schermi fisici). Questi ultimi sono costituiti da molecole pesanti come il biossido di titanio e l’ossido di zinco e per essere efficaci devono essere molto concentrati. Questo implica che essi producano un “velo biancastro” sulla pelle che risulta esteticamente sgradevole. I filtri chimici, invece, hanno la funzione di assorbire l’energia degli UV e possono indurre fotodermatiti allergiche o tossiche e la loro stessa capacità di filtro è evidente solo per determinate lunghezze d’onda. Ed è per questo che si usano miscele di filtri chimici e schermi fisici al fine di potenziare gli effetti protettivi: riducendo in tal modo i rischi derivati dalle quantità di sostanze utilizzate. Inoltre, è importante ricordare che lo stesso prodotto usato alle 8 di mattina permetta un tempo di permanenza sotto il sole più lungo di quello possibile alle 14, quando l’energia presente nello spettro solare sarà sicuramente superiore. Uno degli elementi essenziali per orientarsi nella scelta del proprio prodotto ideale è fattore di protezione solare o S.P.F. (Solar Protection Factor). Esso rappresenta il grado di protezione di un filtro solare che si ricava dal rapporto ottenuto tra la quantità di UV necessaria per indurre eritema sulla pelle protetta dal filtro e quella necessaria per provocarla su cute non protetta, detta M.E.D. (minima dose eritematogena).
Sempre a proposito di filtri solari è importante chiarire il concetto di “schermatura totale”.
Nessun filtro, per quanto efficace possa essere, è in grado di schermare tutte le radiazioni solari. A tal proposito, gli esperti hanno sostenuto a più riprese che non esiste alcun preparato dermatologico in grado di assicurare tale effetto.
Infine, è utile sapere che durante le esposizioni della cute al sole si riversa nello spessore della cute una grande quantità di radicali liberi derivati da processi di ossidazione delle molecole presenti nella pelle che contribuiscono al danno subito. Per ovviare a tale problema è consigliabile assumere sostanze antiossidanti quali derivati del beta-carotene, vit.B6, vit.C, vit.E, vit.PP, acido paraamino- benzoico (PABA), ubichinone o coenzima Q, licopene, selenio. Si tratta di tutti elementi presenti nei cibi che compongono la nostra dieta mediterranea e che rientrano a pieno diritto nel moderno armamentario terapeutico del dermatologo in previsione di una lunga e possibilmente benefica esposizione ai raggi solari estivi.

Tabella 1
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